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18/03/2017
 
NADAR / IL TEATRO DELLA FOTOGRAFIA a cura di Tonino Sicoli e Marcello W. Bruno

Al MAON, Museo d’arte dell’Otto e Novecento di Rende (Cosenza), si inaugura il 18 marzo alle ore 18 la mostra “NADAR / IL TEATRO DELLA FOTOGRAFIA” curata da Tonino Sicoli, critico d'arte e direttore del MAON, e da Marcello W. Bruno, docente di Fotografia contemporanea all'Università della Calabria.

E' la prima mostra monografica istituzionale in Italia del pioniere della fotografia (fino al 10 giugno 2017). L'esposizione consta di oltre sessanta opere originali del celebre fotografo più una decina del figlio che condivideva con lui lo studio parigino. Si tratta di foto all'albumina e ai sali d'argento, comprese le prime foto realizzate con luce artificiale nella storia della fotografia. Sono in gran parte ritratti di personaggi dell'epoca, attrici, attori, soubrette, ballerine, scene teatrali, ecc., a partire dal 1850 ai primi del Novecento. Spiccano fra gli altri i ritratti delle attrici Sarah Bernhadt, Jeanne de Marsy (l’attrice dipinta da Manet nella Primavera) e Gabrielle Rejane, dello scrittore Theophile Gautier, di Napoleone III e del presidente della Repubblica francese Armand Fallieres. In mostra anche alcune opere del figlio Paul, che ha proseguito l’attività del padre.

 

«Con Nadar non è unicamente la fotografia ad avere il suo pioniere ma tutta l’arte moderna, che non solo inizia con la mostra degli impressionisti del suo studio parigino al n. 35 del Boulevard des Capucines ma riceve da lui un prototipo percettivo del mondo, un nuovo modello di visione.

Si fa strada una concezione nuova, che impianta nella pittura una vaghezza e una sommarietà delle forme e dei colori, in termini di impression.

L’impressione è ciò che rimane sulla retina dell’occhio ma è anche il segno lasciato sulla lastra emulsionata. E agli albori della camera oscura per impressionare la lastra i tempi di esposizione erano lunghissimi, anche di diversi minuti; motivo per cui anche i piccoli movimenti davanti all’obiettivo rendevano incerta l’immagine, sfocandola più o meno lievemente.

Nadar fin dalla metà dell’Ottocento frequenta e ritrae non solo molti artisti e intellettuali del tempo (Hugo, Baudelaire, Verne, Gautier, Rossini, Dumas, Dorè…) ma fra gli anni Sessanta e i Settanta si lega d’amicizia ai protagonisti della corrente impressionista come Manet, Monet, Renoir, Sisley, Degas, Cézanne.

Ritrae soprattutto attori, attrici, cantanti lirici, soubrette, ballerine, personaggi del teatro e dello spettacolo, che posano per lui nello studio riproducendo gli atteggiamenti, le scene, le espressioni.

Le cartes de visite e le cartes de cabinet fatte per i divi dello spettacolo, in pose di scena o in ritratti di tre quarti e di profilo, sono una forma anticipata di advertising, di diffusione dell’immagine presso un pubblico sempre più catturato dalla comunicazione sociale.» (Tonino Sicoli)

 

«Il poeta Yves Bonnefoy, partendo dall’esegesi di opere letterarie di Mallarmé e Maupassant, giunge ad individuare il lascito specifico della rivoluzione fotografica in seno alla società ottocentesca: la capacità di cogliere meccanicamente il dettaglio casuale, cosa impossibile a tutte le precedenti immagini non achiropite, fa irrompere nella cultura occidentale il Nulla in persona, ovvero la percezione di un puro sguardo privo di senso, di un vedere senza sapere.

Ma accanto all’effetto di Nulla il fotografico porta con sé anche un “effetto d’essere”, e dunque sono i fotografi stessi che possono resistere al nichilismo dell’immagine compiendo la sintesi della presenza; e Bonnefoy cita innanzitutto quel “grande spirito” di Nadar – i suoi ritratti di Gérard de Nerval, di Marceline Debordes-Valmore, di Baudelaire – per la capacità di trasformare proprio la precarietà e fugacità dei corpi in segno di una presenza umana: la modernità, insomma, restituita alla trascendenza.

Un saggio del 2014 così conclude: Nelle sue fotografie, Nadar aveva perfettamente ragione di ricercare, di rispettare gli sguardi. Essi bastavano a rievocare il possibile che rimane vivo in una realtà che sembra morta. Bastavano a preservare l’invenzione del fotografico dalle sue deleterie virtualità. Non era più il fuori spettrale, il nulla, a fare il suo ingresso nel ballo mascherato [riferimento a Poe], ma l’aria fresca del mattino, quando si spengono le luci.”

Certo, l’atelier Nadar ha prodotto anche altro, dalle fotografie pretese scientifiche alle cartes de visite modello Disderi, ma è nei ritratti di grande formato che si compie il miracolo dell’incontro fra l’individualità del “soggetto” e l’individualità del fotografo.» (Marcello W. Bruno)

 

 

Gaspard-Félix Tournachon (1820-1910), in arte Nadar, è tra i più influenti artisti francesi della seconda metà dell’Ottocento. Lo pseudonimo Nadar deriva da un gioco di parole, che unisce il suffisso “dar” al cognome di famiglia: Tournadar, che si legge «tourne à dard» e fa riferimento alla sua abilità ritrattistica di pungere come una freccia.

Nato a Parigi Nadar è giornalista prima a Lione e poi a Parigi, dove si trasferisce alla fine degli anni Trenta. Nella capitale francese Nadar avvia con successo l’attività di caricaturista, che si conclude con la pubblicazione della litografia Panthéon Nadar (1854), una raccolta di oltre 300 caricature di politici, intellettuali e personaggi celebri dell’epoca.

Nel 1856 Nadar apre il proprio studio nel più centrale e strategico Boulevard des Capucines. L’atelier, tinteggiato di rosso sia all’interno che all’esterno per indicare la sua posizione politica, diventa una vera e propria azienda che il figlio Paul Nadar (1856-1939) eredita nel 1895. Lo studio di Boulevard des Capucines è frequentato dall’élite francese. Politici, artisti e intellettuali del tempo – tra cui Victor Hugo, Richard Wagner, Édouard Manet, Charles Baudelaire, Sarah Bernhardt, Giuseppe Verdi, Auguste Rodin, ecc. – accorrono numerosi per avere il proprio ritratto.

Nadar diventa famoso come ritrattista dallo stile inconfondibile: posa di tre quarti e in piano americano; sguardo del soggetto dritto verso l’obiettivo; sfondo neutro; effetto chiaroscuro dovuto alla luce naturale che entra dall’alto attraverso il lucernario dello studio; illuminazione artificiale laterale; firma del fotografo sulla foto. Sovvertendo le regole classiche della ritrattistica, Nadar dà vita a un ritratto dal carattere psicologico e introspettivo. Inoltre, l’effetto pittorico dell’immagine gli fa assumere l’appellativo di “Tiziano della fotografia”.

Nel 1858 realizza delle riprese aeree nitide di Parigi sorvolando la città con un pallone aerostatico sul quale ha allestito una camera oscura. Un pioniere del volo, dunque, ma anche della fotografia aerea. Famosa è la documentazione delle fogne e delle catacombe di Parigi Un altro primato di Nadar: gli scatti sono realizzati grazie all’ausilio di una luce artificiale.

Nel 1863 fonda la rivista “L’Aéronaute”. In seguito, commissiona ai fratelli aeronauti Louis e Jules Godard la costruzione dell’enorme pallone aerostatico Le Géant, dal diametro di trenta metri. Al primo volo di Le Géant assistono migliaia di persone, tra cui lo scrittore Jules Verne che si ispira all’amico Nadar in alcuni dei suoi romanzi.

Qualche anno più tardi apre un atelier anche a Marsiglia. Mantiene la proprietà dello studio di Boulevard des Capucines che diventa luogo di eventi culturali, come la prima mostra degli impressionisti nell’aprile del 1874, un evento significativo nella storia dell’arte e un’ulteriore prova della vivacità artistica di Nadar.

Tuttavia, negli ultimi anni della sua vita Nadar abbandona la fotografia per dedicarsi alla scrittura. Nel 1900 pubblica l’autobiografia Quand j’étais photographe. Muore novantenne nel 1910.  

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