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LA DONAZIONE LADAGA
a cura di Massimo Di Stefano
20 dicembre 2006
25 febbraio 2007
(cliccare per ingrandire le immagini) l'invito
AL MAON
DI RENDE LE OPERE DONATE DAL POLITICO COSENTINO
IL TESORO
D’ARTE DI LUIGI LADAGA
Da oggi in
mostra un’anteprima della collezione permanente
A circa un
anno dalla scomparsa di Luigi Ladaga, uomo politico
cosentino che ha legato il suo nome al socialismo italiano e
a tante battaglie ideali, viene inaugurata stasera al Museo
d’Arte dell’Otto e Novecento di Palazzo Vitari a Rende,
l’anteprima della donazione di opere d’arte che il
collezionista poco prima di morire ha voluto generosamente
offrire al museo rendese.
Presenteranno l’evento Sandro Principe, assessore alla
cultura della Regione Calabria, Umberto Bernaudo, sindaco di
Rende, e Franco Sammarco, presidente del Consiglio Comunale
di Cosenza e del Centro “A. Capizzano”, che gestisce Palazzo
Vitari.
La mostra,
curata da Massimo Di Stefano e allestita da Luigi Magli,
raccoglie solo una piccola parte dell’intera collezione, che
conta oltre duecento opere.
Con una
sessantina di opere viene offerto uno spaccato non solo
dell’arte del XX secolo, ma si può ripercorrere anche un
tratto importante della vita di Luigi Ladaga, che è stata
segnata da intensi rapporti intellettuali e d’amicizia con
alcuni artisti fra i più interessanti del secondo Novecento.
Ricordo la
sua casa di Diamante, zeppa di quadri che erano disposti
finanche sul soffitto, e che già con l’uscio d’ingresso
firmato dallo scultore Nicola Carrino, accoglieva i
visitatori introducendoli in uno studio interamente ideato
da Mario Ceroli, altro grande scultore del legno fra i
protagonisti degli anni Sessanta. Solo a casa dello storico
dell’arte Maurizio Calvesi, in via dei Pettinari a Roma, mi
era capitato di vedere un simile privilegio con uno studio
griffato da Ceroli. A Diamante Ladaga era riuscito a creare
una casa-museo, dove trascorreva gli ultimi anni della sua
vita circondandosi di cose belle e di tanti ricordi, che lo
riportavano alla lunga militanza socialista, al sodalizio
con Pietro Nenni e Sandro Pertini e soprattutto a quello con
Giacomo Mancini, di cui era stato stretto collaboratore
prima al Ministero per il Mezzogiorno e poi al Comune di
Cosenza, durante gli anni Novanta.
Ma in arte
la sua predilezione oltre che per Ceroli e Carrino, era
anche per Lucio Del Pezzo, altro suo amico di vecchia data.
Si trattava di tre artisti profondamente diversi per il
linguaggio usato e per l’impiego dei materiali: Ceroli
maestro del legno di ascendenza pop e poverista, Carrino
scultore minimalista del ferro, e Del Pezzo pittore di
coloratissimi simboli metafisici.
Al MAON
questa anteprima espone loro opere di grande pregio: c’è la
porta di Carrino fatta di acciaio verniciato in argento e
oro, preziosa e intrigante, misteriosa e sacrale; ci sono i
profili lignei di Ceroli e, soprattutto, un fantastico
cavallo di bronzo assemblato a strati e che poggia su lastre
di cristallo verde; di Del Pezzo fanno bella mostra i quadri
a scatola, in cui sono disposti, come in un teatrino
variamente assortito, triangoli, sfere e altri solidi
policromi.
Molte altre
opere, invece, Ladaga le ha raccolte andando per gallerie.
Frequentava negli anni Sessanta e Settanta soprattutto la
mitica Galleria Marlborough di Carla Panicale a Roma,
associata italiana dell’omonima sede londinese, e, negli
anni Ottanta, quella di Marilena Bonomo a Bari. Si trattava
di due gallerie assai attente alla situazione
internazionale e ai fenomeni emergenti di quegli anni.
Così
entrarono a far parte della collezione di Ladaga artisti
come Mario Schifano, con due opere come “Cavallo” e “La
lettera perduta”, Alighiero Boetti con “Aerei”, un delizioso
lavoro interamente eseguito a tratto di penna, Jannis
Kounellis con una delicata “Rosa bianca”, Carlo Alfano con
un raffinato “Narciso” tutto giocato fra il nero e i grigi,
Mario Persico con un materico “Albero dei dormienti”, Enzo
Esposito con un assemblaggio di materiali vari, Nino
Longobardi con un piccolo saggio di arte povera, Nicola De
Maria con una espressiva “Zampa”, Antonio Paradiso con una
colonna fatta di pietre sovrapposte, Christo con un lavoro
double-face che riproduce un disegno e una foto dello stesso
scorcio, Paolo Portoghesi col pastello di un progetto per
camino, Roberto Crippa con una “Spirale” di concezione
spazialista, Antonio Corpora con una “Laguna africana” dai
begli effetti a macchie, Umberto Mastroianni con un
suggestivo ritratto in bronzo, Ernesto Treccani con una
tipica “Testina”, Fabio De Poli con fantasiose e vivaci
visioni.
La raccolta
contiene anche le opere grafiche di alcuni grandi maestri
come Pablo Picasso presente con un nudino di “Celestina”,
George Braque con una “Farfalla”, Salvador Dalì con una
“Scena evangelica”, Max Ernst con una raffinata incisione,
Sonia Delaunay con una “Carta da gioco”, Jean Cocteau con un
“Garçon”, Giacomo Balla con un bozzetto per costume, Antoni
Tapis con un’acquatinta astratta, Graham Sutherland con un
“Fiore di pietra”, fino a Alberto Burri con una composizione
a colori, Lucio Fontana con una superficie bianca lievemente
incisa, Giuseppe Capogrossi con i suoi moduli a forchetta,
Mimmo Rotella con una “Tigre”, Henry Moore con una “Madre
col bambino”, Valerio Adami, con “Figure in un interno”
Non mancano
in questa collezione le opere di alcuni amici artisti,
calabresi e meridionali, che sono stati vicini a Ladaga,
negli ultimi anni di vita quando egli si era ritirato a
Diamante sul Tirreno cosentino: Gabriele Marino, pittore
napoletano immaginifico e dalle chiare atmosfere, Luigi
Magli suggestivo costruttore di tavole in cera e foglia
d’oro, Giulio Telarico delicato incisore di carte colorate,
Francomà esuberante narratore di favole piccanti.
Una
collezione, insomma, prevalentemente di arte moderna e
contemporanea, che tuttavia esibisce due pezzi “anomali”:
una “Rebecca al pozzo” di anonimo pittore napoletano del
Settecento ed una icona raffigurante la “Morte della
Vergine” di un ignoto pittore dei Balcani del XIX secolo.
L’anteprima
vuole solo offrire un saggio dell’intera donazione, che è
ancora tutta da catalogare, studiare e sistemare dal punto
di vista critico. Anche i 1000 libri d’arte, architettura,
ambiente e cultura varia, che Luigi Ladaga ha lasciato al
MAON, dovranno trovare collocazione in una biblioteca
specializzata, che potrà fornire agli studiosi e agli
studenti un selezionato materiale di consultazione.
Il
Quotidiano della Calabria 20.12.2006
tonino sicoli
(foto-fotomontaggi-elaborazioni web e impaginazione : francomà - www.francoma.eu )
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