Da Il Quotidiano del Sud di Domenica 5 aprile 2026
La storia si riannoda. Traiettoria inevitabile.
Il ritorno di un’opera non è mai soltanto un fatto collezionistico. È una storia che si riannoda, un filo che torna a tendersi nel tempo. È ciò che accade con il dipinto del 1943 di Achille Capizzano, rientrato nel percorso del Museo MAON come seguendo una traiettoria silenziosa ma inevitabile. Perché l’arte autentica non si separa mai davvero dai luoghi che l’hanno generata. Resta in attesa, custodisce memoria e, prima o poi, trova la strada di casa.
Da anni il MAON lavora per ricucire il legame tra Capizzano e la sua Rende, in un percorso fatto di studio e passione che affonda le radici nel lavoro di Tonino Sicoli e prosegue oggi grazie all’impegno quotidiano di chi opera all’interno del museo. Professionisti che, insieme a collaboratori esterni discreti ma fondamentali, sono i veri artefici di questo cammino.
Ma questo filo è anche umano: fatto di affetti e continuità. La famiglia Capizzano ne è parte viva, ieri con il generale Giuseppe Capizzano e oggi con la moglie e il figlio, Achille, nipote dell’artista, custodi attenti di questa memoria. In questo intreccio, l’arrivo dell’opera del 1943 assume un valore che va oltre il dato storico. È un segno, un ritorno che emoziona e conferma la forza di un legame mai interrotto. Riemersa dal mercato antiquario, l’opera ritrova oggi il suo luogo naturale e torna a parlare alla comunità, evocando radici e memorie profonde. Più che un’acquisizione, quella del MAON è una continuità. E, ancora una volta, una promessa mantenuta.

